NewsSpeciali

Alfa Romeo Bimotore | Due è meglio di uno

By on giugno 14th, 2017

Siamo stati in visita al Museo Storico Alfa Romeo. In sei piani espositivi è raccontata tutta la storia della Casa del Biscione, ma tra tutti i modelli presenti, quello che più di tutti ha catturato la nostra attenzione è l’incredibile Alfa Romeo Bimotore. Questa è la sua storia.

È il 1934. Le Mercedes e le Auto Union dominano sui circuiti di tutto il mondo e in casa Alfa Romeo si cerca una soluzione per vincere lo strapotere tedesco. Il colpo di genio viene a un certo Enzo Ferrari, responsabile del reparto corse della squadra del Biscione. Il nuovo progetto viene sviluppato intorno a una Tipo B P3, che in appena quattro mesi viene modificata con l’aggiunta di un secondo motore posizionato alle spalle del pilota, dando vita alla Alfa Romeo Bimotore. Un mostro da ben 540 CV.

Un motore davanti e uno dietro – L’Alfa Romeo Bimotore è dotata di due motori a 8 cilindri in linea di 3.165 cc, per una cilindrata complessiva di 6.330 cc. Le due unità, montate una davanti e una dietro l’abitacolo, sono sovralimentate tramite due compressori a doppio lobo con ventole contrapposte e sincronizzate. Il risultato è una potenza di 540 CV a 5.400 giri. i due motori sono abbinati a un cambio a tre rapporti con leveraggio a Y e sono in grado di lavorare in maniera sincronizzata grazie ad un apposito differenziale montato sotto il sedile del pilota. I freni sono a tamburo sulle quattro ruote, mentre il comparto sospensivo fa affidamento su uno schema a balestre sia davanti, sia dietro, ma sull’avantreno sono presenti anche due ammortizzatori idraulici regolabili.

Il primo test – L’Alfa Romeo Bimotore mette le ruote in strada per la prima volta il 10 aprile del 1935 per dei test sulla strada che collegava Brescia a Bergamo. Il responso è positivo e il 12 maggio, due Bimotore prendono parte al Gran Premio di Tripoli. La prima, nelle sapienti mani di Tazio Nuvolari finisce quarta, davanti a quella guidata da  Luis Chiron, quinta. Nella gara successiva, all’Avus, Nuvolari è costretto al ritiro per un guasto tecnico, mentre Chiron termina secondo.

Difficile e pericolosa – Nonostante le alte aspettative, la bimotore si dimostra difficilissima da guidare anche in pieno rettilineo, dove in effetti, vista l’enorme potenza, riesce ad avere la meglio su tutte le rivali. Ma nei tratti più tortuosi risulta inguidabile, anche e soprattutto a causa del peso maggiore rappresentato dal secondo motore e dai due serbatoi, senza contare l’incredibile consumo delle gomme, che i piloti sono costretti a sostituire a intervalli di pochi giri.

Record di velocità – Il progetto viene così accantonato, ma non prima di aver sfruttato il vero asso nella manica dell’Alfa Romeo Bimotore: la sua incredibile velocità. Nelle mani di Nuvolari, il 15 giugno del ’35 la Bimotore sfreccia sulla Firenze-Lucca, registrando una velocità media di 321,428 km/h sul chilometro e 323,125 sul miglio: quasi 100 km/h in più rispetto ai vecchi record, con una punta massima di 336,252 km/h.

Il precedente – Tuttavia, la Tipo B P3 non è stata la prima Alfa Romeo Bimotore della storia. Nel 1931, infatti, i tecnici Alfa presentarono la Monoposto Gran Premio Tipo A. Era spinta da due motori V6 montati uno accanto all’altro davanti all’abitacolo. La cilindrata complessiva era di 3.504 cc, mentre la potenza di 230 CV a 5.200 giri, garantiva una velocità di punta di 240 km/h. Rispetto alla Bimotore voluta da Ferrari, in questa ogni motore era accoppiato a un cambio e ad un albero di trasmissione indipendenti, che distribuivano la trazione ad una singola ruota posteriore. Inutile sottolineare quanto questo rendesse difficile e delicata la fase di sincronizzazione delle due unità.

TAG
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT