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Ginevra 2016 | Il salone della passione

By on marzo 5th, 2016

Sono le 4.30 del mattino. La sveglia suona in maniera martellante mentre fuori è ancora buio pesto. Solitamente faremmo una fatica incredibile ad alzarci a quest’ora. Ma non oggi. Oggi si va al Salone dell’Auto di Ginevra e nulla ci può fermare. Né i 350 chilometri che separano la redazione dalla città elvetica, né il rischio neve sull’arco alpino. Navigatore, macchina fotografica, telecamera, e taccuino sono già nello zaino e dopo una doccia siamo pronti a partire. In macchina non facciamo che parlare delle novità che ci aspettano al salone e tra un modello e l’altro arriviamo ad Aosta. Nevica e più saliamo verso il traforo del Monte Bianco e più ne viene giù. Tra code e rallentamenti vari arriviamo a Ginevra con più di un ora di ritardo rispetto a quanto stabilito. Ma chi se ne frega. Si parcheggia e siamo dentro: pronti a immergerci nel meglio del meglio dell’automobilismo, nel sancta sanctorum di noi malati di macchine. Già, perché come ogni appassionato ben sa, Ginevra non è soltanto la culla di molte delle più importanti premier mondiali, ma anche il luogo scelto dai costruttori più prestigiosi e specializzati per mostrare al grande pubblico le loro auto. O meglio, le loro opere d’arte. E noi di Revup abbiamo deciso di dedicare questo primo speciale sul Salone di Ginevra proprio a loro, a quelle auto lontane anni luce dalle grandi economie di scala, auto prodotte a mano con la cura di un gioiello prezioso da pochi artigiani specializzati all’interno di piccoli atelier, auto dalle prestazioni lontane anni luce anche da quelle delle più potenti supercar, auto nate per emozionare, sia che si abbia il privilegio di guidarle, sia che si abbia anche solo la fortuna di osservarle da vicino. Sono le hypercar. La massima espressione della passione per le automobili, oppure, tanto per essere attuali, il modo più “Revupposo” di intendere un’automobile.

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Il salone, come sempre, è enorme e quest’anno di novità, anche nel piccolo segmento delle hypercar, ce ne sono tantissime. Non possiamo non cominciare con la punta di diamante di questa tipologia di auto. Bugatti. Per la Casa francese l’edizione di quest’anno del Salone di Ginevra ha un importanza strategica. È qui, infatti, che presenta al pubblico la sua nuova creatura, l’erede di quel mostro sacro che è stata la Veyron. Il suo nome è Chiron. Arriviamo allo stand dal suo lato sinistro. L’allestimento è minimal, niente che possa distrarre lo sguardo per lasciarti completamente concentrato su di lei. È bellissima, cattiva, esagerata, elegante, futuristica. Continuiamo a guardarla girare sul suo piedistallo pensando a quanto incredibilmente in Bugatti siano riusciti a coniugare perfettamente la potenza bruta del suo motore con delle linee di un’eleganza e un’aggressività senza paragoni. E di potenza qui ce n’è tanta. La Chiron è spinta dal solito 8 litri W16 che ora, grazie al nuovo sistema di gestione delle quattro turbine, con le prime due che lavorano fino a 3.800 giri e le altre due soltanto agli alti regimi, è in grado di erogare una potenza massima di 1.500 CV e una coppia di 1.600 Nm per un peso di 1.995 chili. Il tutto, abbinato alla trazione integrale e a un cambio a doppia frizione a sette marce, permette alla Chiron di scattare da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi, da 0 a 300 km/h in 13,6 secondi e di raggiungere una velocità massima di 420 km/h. Il tutto alla “modica” cifra di 2,7 milioni di euro, tasse escluse.

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Ma la Chiron non è l’unica auto al mondo capace di numeri del genere. Certo è la più conosciuta, ma sparsi per il pianeta ci sono tanti altri produttori indipendenti, a differenza di Bugatti che ha alle spalle un colosso come Volkswagen che li sostiene. Due in particolare sono accomunati dalla stessa grande passione del loro fondatore e dalla costante ricerca di nuove e inedite soluzioni tecnologiche. Si tratta di Pagani e Koenigsegg. In Pagani l’arte, la cura del dettaglio e l’artigianalità del progetto traspare da ogni singola fibra del carbonio con cui è realizzata l’anteprima mondiale che il produttore italiano ha portato qui a Ginevra. La Huayra BC. Si tratta di un modello speciale dedicato al compianto collezionista Benny Caiola. È la massima espressione di una Huayra stradale. L’aerodinamica è più estrema e il suo V12 biturbo di origine AMG è stato portato fino a quota 800 CV. Poco più della metà rispetto a quelli della Chiron. Vero, ma questa BC pesa solo 1.218 chili. Già, meno di una Mercedes Classe A. Inedita, poi, anche la nuova trasmissione trasversale Xtrac e il cambio robotizzato a sette marce con sincronizzatori in fibra di carbonio. Accanto alla BC Pagani ha presentato anche il nuovo pacchetto Tempesta che grazie a un nuovo kit aerodinamico, un inedito scarico in titanio, cerchi più leggeri è un nuovo assetto Ohlins migliora notevolmente l’esperienza di guida. Proprio accanto allo stand italiano, c’è quello di Koenigsegg. Anche qui l’aria che si respira è quella della passione più pura anche se l’approccio costruttivo sembra diverso. Più artistico quello di Pagani, più tecnico quello di Koenigsegg. Il risultato è davanti ai nostri occhi e si chiama Regera. Ed è quando scopriamo i numeri di questo animale da strada che ci rendiamo conto che con la passione si può davvero fare tutto. Nel suo piccolo atelier svedese Koenigsegg è riuscito a creare una vettura in grado di erogare 1.500 CV e 2.000 Nm di coppia tramite un sistema ibrido che abbina un V8 di 5 litri a tre motori elettrici. Il risultato di tanta potenza sono uno 0-100 km/h in 2,8 secondi, uno 0-300 km/h in 10,9 secondi e uno 0-400 km/h in circa 20 secondi. Ed è in questo momento che ci giriamo verso la Chiron esposta a poca distanza e pensiamo: “per te sono dolori…”. In esposizione c’è anche la Agera One of 1, canto del cigno del modello pronto ad andare in pensione. Questa serie speciale in tre esemplari deriva dalla One:1 ed eroga 1.341 CV.

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Eppure, anche nel loro essere così esclusivi e di nicchia, tutti questi marchi sono comunque piuttosto conosciuti. A Ginevra ci sono anche molti altri produttori ancora più piccoli e meno noti, ma con un potenziale molto, molto elevato. Come Zenvo. Il produttore danese ha portato al salone due nuove varianti derivate dalla ST1: la TS1 e la TSR. La prima è una versione più confortevole della vettura da cui deriva e porta al debutto un nuovo motore V8 di 5.9 litri da 1.100 CV per una velocità massima autolimitata a 370 km/h. La TRS, invece, è una variante track oriented, ma per ora è solo un esercizio di stile. A poca distanza da Zenvo c’è un altro produttore che ha catturato la nostra attenzione. La sua auto per ora è ancora un concept, ma ha il potere di calamitare su di se gli sguardi di chiunque passi davanti al suo stand. Si tratta della croata Rimac Concept One e anche noi cediamo al suo fascino. Le sue proporzioni sono incredibili. Compatta, bassissima, senza estreme appendici aerodinamiche, tutto molto fluido, morbido. Eppure, sotto la carrozzeria si cela un potenziale molto elevato e fuori dagli schemi. La Concept One, infatti, è alimentata da quattro motori elettrici per una potenza complessiva di 1.088 CV e una coppia di 1.600 Nm trasmessi a tutte e quattro le ruote. Lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in 2,6 secondi, mentre l’ago del contachilometri si ferma solo una volta raggiunti i 355 km/h.

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Ma l’auto che eravamo più ansiosi di vedere si chiama AF-10 ed è prodotta dalla Arash. Il modello di per se non è nuovissimo. Il progetto ha già un po’ di anni sulle spalle e lo si capisce osservando le sue linee. Ma la vera novità è l’abbinamento di quattro motori elettrici al V8 sovralimentato da 900 CV. In questo modo la potenza è schizzata fino alla quota record di 2.080 CV per una coppia di 2.280 Nm. Numeri fuori da ogni logica, ma quello che ci lascia a bocca aperta mentre la osserviamo è il pensiero della sua trasmissione: manuale a sei rapporti. Ma questi sono solo alcuni dei tanti piccoli artigiani dell’auto presenti qui a Ginevra. Mentre con la testa piena di numeri, cifre e sigle torniamo verso la macchina, passiamo ancora davanti allo stand di Spyker che tenta di rilanciarsi con la C8 Preliator o quello di Apollo dove viene presentata la Arrow, erede della Gumpert Apollo, con cui condivide la stessa vocazione pistaiola. Insomma, oggi abbiamo sognato camminando accanto all’espressione più pura della passione e dell’amore per le automobili e tornando a casa non facciamo che pensare a quanto questa passione possa davvero aiutare a dare vita a qualcosa di unico, qualcosa di diverso, che in un modo o nell’altro è destinato a rimanere per sempre. Noi amiamo le automobili e finché nel mondo ci saranno piccoli produttori con la voglia di cimentarsi nella realizzazione di queste opere d’arte a quattro ruote, sappiamo che ci sarà sempre qualcuno che farà rombare il nostro cuore.

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