Auto Experience

Mazda MX-5 | Un mondo di emozioni

By on giugno 1st, 2016

Il mondo delle auto sportive non è fatto soltanto di cilindrate enormi, gomme larghissime e cavalli come se piovesse. Esistono alcune eccezioni rappresentate da modelli compatti e leggeri, in grado comunque di trasmettere emozioni e sensazioni vere, profonde. Come la Mazda MX-5 e noi, da appassionati, lo sappiamo bene. Ecco perché la notte prima del nostro viaggio a bordo della sportiva made in Japan abbiamo dormito pochissimo, ansiosi come non mai di scoprire una spider che da quasi trent’anni rappresenta una delle espressioni più pure della passione per le auto e per la guida. Il trillo della sveglia sul nostro comodino dura quindi pochissimo, siamo già svegli da un pezzo. Saltiamo giù dal letto, doccia, colazione veloce e siamo pronti ad incontrare la nostra compagna di viaggio. A metterla a nostra disposizione è la concessionaria Audiello & Varallo di Moncalieri, in provincia di Torino, punto di riferimento nel capoluogo piemontese per quanto riguarda Mazda. Lei è li, davanti all’ingresso, che ci guarda con quel suo sguardo aggressivo, quasi a volerci dire “vi stavo aspettando, io sono pronta”. Rimaniamo incantati ad osservarne le linee, così nuove e moderne eppure sempre molto legate allo stile e alla tradizione delle generazioni che l’hanno preceduta. Entriamo all’interno dell’elegante salone e ad accoglierci è Paolo Varallo, uno dei titolari della struttura, che ci offre un caffè mentre ci parla della grande crescita del marchio giapponese. Di come negli ultimi anni la tecnologia Mazda abbia fatto passi da gigante soprattutto con i sistemi Skyactive, pur rimanendo fedele alle sue tradizioni, come dimostra proprio la MX-5. C’è passione nelle sue parole e con orgoglio ci lascia finalmente le chiavi. Siamo pronti, si parte. Davanti a noi un percorso di circa 300 km che ci porterà fino a Modena per il Japanese Cars Meeting, il più grande e importante evento dedicato alle auto giapponesi in Italia.

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Senza dover togliere la chiave dalla tasca saliamo in macchina. Il passo avanti rispetto alle precedenti generazioni è notevole. La plancia è dominata dal grande display del sistema di infotainment, ma il quadro strumenti, per fortuna, è rimasto analogico, con il grande contagiri al centro come su tutte le sportive di razza. Il cielo sopra di noi è limpido e la temperatura è piacevolmente calda. Appena saliti in macchina, quindi, apriamo la capotte. Il meccanismo è rigorosamente manuale e semplicissimo da azionare. Sblocchiamo il gancio sopra lo specchietto retrovisore e ruotando il braccio all’indietro chiudiamo la capotte nella sua sede semplicemente facendo leva verso il basso.Con il tetto aperto premiamo il tasto start e in un attimo il cuore della nostra MX-5 prende vita. Si tratta del 1.5 da 131 CV, un piccolo 4 cilindri rigorosamente aspirato. Già, perché fedele alla filosofia che dal lontano 1989 contraddistingue tutte le MX-5, anche questa quarta generazione, fregandosene di tutto ciò che dicono le moderne logiche industriali e di mercato, ha detto di no al turbo, no all’automatico, no alla capotte elettrica, rimanendo una macchina pensata da appassionati per gli appassionati. Punto. Il resto non conta. E nonostante si tratti di una nicchia, la strategia paga, dal momento che è la spider più venduta al mondo con 1 milione di esemplari venduti in 27 anni. A listino c’è anche il più potente 2.0 da 160 CV, ma il 1.5 si addice decisamente di più al viaggio turistico che stiamo per vivere.

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Dopo un breve tratto di statale imbocchiamo l’autostrada. Non si tratta di certo dell’habitat naturale di questa MX-5, eppure anche qui si comporta benissimo. Con la capotte chiusa i fruscii aerodinamici sono molto contenuti e l’assetto non troppo rigido aiuta a non patire troppo le varie asperità del manto stradale. Il sedile poi, pur essendo avvolgente resta comodo, peccato solo per l’ingombro dovuto a qualche componente meccanica sotto la scocca che obbliga il passeggero a convivere con una fastidiosa bombatura accanto ai piedi e per la mancanza di una presa accendi sigari. Ma tolto questo, la piccola Mazda è un bel mezzo su cui viaggiare. E mentre procediamo in direzione di Modena, lo spirito del JCM comincia a circondarci. Qui e là compaiono altre auto giapponesi che condividono con noi la nostra stessa destinazione. Un lampeggio, braccio alzato fuori dal finestrino e si prosegue.Dopo circa un’ora e mezza di viaggio raggiungiamo l’uscita di Fiorenzuola e appena fuori dall’autostrada apriamo la capotte e ci dirigiamo verso Salsomaggiore. La strada non è particolarmente entusiasmante, ma non importa, viaggiare con il vento tra i capelli è sempre bello. La MX-5 è sinonimo di piacere di guida, di viaggiare, di prendersi del tempo per se e seguendo questa sfumatura del suo carattere, una volta a Salsomaggiore ci prendiamo qualche momento per noi. La cittadina emiliana è famosa in tutto il mondo per le sue terme, quale luogo migliore quindi per rilassarci un po’ prima di proseguire il viaggio? Il centro termale principale della città è quello di Piazza Berzieri e una volta al suo interno ci concediamo un percorso che alterna bagni caldi a docce molto fredde. La vera pace dei sensi.

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Ricaricate le batterie ci rimettiamo in viaggio in direzione di Parma per la seconda tappa del nostro viaggio. Ci sono pochi chilometri di strada da percorrere, che passano dal bellissimo borgo di Tabiano, ma sufficienti per mettere alla prova una delle componenti che da sempre caratterizzano questo modello. Il cambio. Si tratta di una trasmissione manuale a sei rapporti che può tranquillamente essere descritta in una sola parola: perfetta. La strada davanti a noi alterna tratti rettilinei a curve medio-lente. Aumentiamo un po il ritmo, piede a fondo e in un attimo siamo alla prima curva, una destra da terza marcia da fare sfiorando il gas. Piede sulla frizione e cominciamo a scalare aiutando la trasmissione dando un leggero colpo di acceleratore. La corsa della leva è cortissima, contrastata il giusto e gli innesti sono precisissimi. Infiliamo la curva e in un attimo siamo fuori, piede a fondo e mano sul cambio. Il motore sfiora il limitatore e dentro un altra marcia, la perdita di giri e minima grazie al leveraggio molto corto. Arriviamo alla curva successiva, punta del piede sul freno, tacco sul gas e giù due marce. In un attimo siamo di nuovo fuori e ricominciamo a infilare una marcia dopo l’altra. Che spettacolo. Ma ciò che più impressiona di questo cambio è la sua capacità di coinvolgerti. Ti mette una voglia matta di usarlo continuamente, di giocarci, di strapazzarlo, facendoti sentire davvero un tutt’uno con la macchina.

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Tra una cambiata e l’altra si fa l’ora di pranzo e noi abbiamo raggiunto Parma. Ci buttiamo nel traffico cittadino e la nostra spider si comporta benissimo. La visibilità è ottima, soprattutto a capotte aperta, la frizione è leggera e non affatica e l’angolo di sterzo, anche grazie alle gomme strette, 195/50 R16, è buono. Liberatici dal traffico del centro raggiungiamo il luogo che abbiamo scelto per la nostra pausa pranzo. Un ristorante che con la MX-5 condivide i valori del rispetto della tradizione e delle proprie origini. Si chiama Corale Verdi e ad accoglierci appena arrivati è il suo titolare Sante. Gestisce il ristorante da 23 anni, ma il locale ha visto la luce ben 100 anni fa. È lui ha raccontarci del loro piatto forte: i tortelli. Rigorosamente fatti in casa, sono preparati con una patata, erbette, ricotta e parmigiano e ci vengono serviti con burro e formaggio. Assolutamente deliziosi. Accompagnateli con un buon bicchiere di vino rosso e fateli seguire da qualche fetta di crudo di Parma, non ve ne pentirete.

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Sazi e appagati ci rimettiamo in macchina per l’ultimo tratto di strada che ci porterà fino a Maranello e successivamente a Formigine dove passeremo la notte. Scegliamo una strada che si snoda sulle colline emiliane, un tratto poco trafficato e molto tortuoso. Il panorama è mozzafiato, ma questo nastro d’asfalto è troppo bello per distrarci guardando fuori dal finestrino. Ci lanciamo in una serie infinita di curve. Il fondo non è per niente regolare ma la MX-5 si comporta benissimo. Entriamo in una sequenza di sinistra-destra piuttosto veloci e l’assetto non troppo rigido copia alla perfezione le sconnessioni, giù il gas e siamo dentro la curva successiva. Lo sterzo è molto comunicativo, grazie alle gomme strette non si ha un minimo di vuoto, freniamo con decisione e il frontale si infila dentro la curva come una lama, con il posteriore che segue fedelmente. Davanti a noi si apre un piccolo rettilineo, tiriamo la terza fino alla soglia del limitatore con il rombo del motore che riecheggia fra gli alberi del bosco intorno a noi e giù sui freni che rispondono molto bene. La corsa del pedale è un po’ lunga, ma il mordente è comunque buono e nemmeno quando cominciamo ad affrontare una serie di tornanti molto stretti presentano sintomi di affaticamento. Percorriamo questa strada fantastica tutta d’un fiato, destra, sinistra e di nuovo destra, tornanti, dossi, avvallamenti. La piccola MX-5 si comporta egregiamente, il peso a vuoto di 975 chili e l’ottima ripartizione dei pesi tra i due assali ci fa sentire l’auto perfettamente cucita addosso a noi, un’estensione del nostro corpo che danza tra una curva e l’altra senza il minimo accenno di sottosterzo e con il posteriore che allarga leggermente la traiettoria solo in uscita di curva, aiutandoci ad allinearci con la curva successiva. Il motore, poi, pur essendo aspirato è particolarmente tondo e corposo. Anche ai regimi più bassi la spinta non manca, ma è oltre i 4.000 giri che si fa sentire davvero. Una goduria. Con la MX-5 non si guida, si danza.

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Ancora inebriati raggiungiamo Maranello per una foto di rito davanti agli stabilimenti Ferrari. Ed è qui che ci rendiamo conto dell’enorme lavoro fatto dai designer Mazda. Nonostante in queste zone sia consuetudine veder circolare supercar di ogni genere, la MX-5 riesce comunque ad attirare tantissimi sguardi. Un gruppo di ragazzi ci chiede di sgasare, un signore ad un semaforo chiede informazioni sul motore e tantissimi occhi ci seguono mentre lasciamo il centro in direzione di Formigine. La spider dagli occhi a mandorla piace e unisce a costi di gestione molto contenuti,  lo stile di una sportiva di razza. Prima di ritirarci in albergo decidiamo di fare ancora un giro tra le vie di Marzaglia e Rubiera. L’atmosfera è incredibile: ci sono auto giapponesi ovunque, gruppi di persone che chiacchierano a bordo strada accanto ai loro bolidi, altri che riempiono le strade salutandoci con un lampeggio quando ci incrociano. È incredibile. Il JCM non è solo un ritrovo in pista, ma anche tutto questo: condividere insieme una serata o un giro tra i colli modenesi in un lungo serpentone di auto che richiama l’attenzione dei passanti, dei residenti, dei ristoratori, tutti per strada ad ammirare questo spettacolo unico nel suo genere. Questa è passione.

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Dopo una serata del genere non vediamo l’ora che sia domani ma la stanchezza comincia a farsi sentire. Per la notte abbiamo scelto il Best Western Plus di Formigine. Appena arrivati parcheggiamo all’interno della struttura e scarichiamo i nostri bagagli. Nonostante le dimensioni contenute della MX-5, è lunga appena 3,9 metri, il vano di carico offre una capacità di 130 litri. Non sono moltissimi, ma restano comunque più che sufficienti per un week end fuoriporta e sono bastati a contenere oltre alle nostre valige, anche tutta l’attrezzatura fotografica. La nostra camera è accogliente ed elegante e in un attimo ci abbandoniamo tra i morbidi cuscini dei grandi letti a nostra disposizione. L’indomani, dopo una ricca colazione, il buffet è davvero vario e pieno di prodotti fatti in casa, lasciamo il Best Western Plus e ci dirigiamo in autodromo.

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Piove a dirotto, ma nonostante questo l’atmosfera che si respira è semplicemente pazzesca. L’idea del JCM è nata dalla passione di Fabio La Spina nel 2011, dalla volontà di creare un appuntamento dedicato alle auto giapponesi in grado di radunare appassionati da tutta Italia, ispirandosi al modello americano. Oggi, a diversi anni da quel giorno, il Japanese Cars Meeting è diventato l’evento cardine per le auto giapponesi nel nostro Paese, passando dai 77 partecipanti della prima edizione sul Lago di Suviana agli oltre 700 di quest’anno. Oggi l’evento si svolge all’Autodromo di Modena che crede molto nel format e permette ai partecipanti di correre anche in pista a prezzi molto contenuti. Tutto il piazzale del paddock è completamente invaso dalle auto. C’è davvero di tutto, dalle piccole Miata ai modelli più sportivi e prestazionali di ieri e di oggi, di un po’ tutti i brand giapponesi. Non facciamo in tempo a parcheggiare che veniamo subito attorniati da un gruppo di appassionati che ci chiede informazioni sulla nostra MX-5. La guardano, la toccano. L’ultima delle spider Mazda piace eccome. Noi facciamo un giro tra le auto e ciò che più ci colpisce è il senso di appartenenza ad una grande famiglia che unisce tutti i partecipanti indipendentemente dall’auto con la quale sono venuti qui. Si parla insieme accanto alla propria “creatura”, si passeggia tra le macchine ordinatamente parcheggiate, mentre nell’aria rimbomba il suono dei motori che sfrecciano in pista.

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Non possiamo farci scappare l’occasione e così, prima di ripartire, ci buttiamo in pista anche noi. L’Autodromo di Modena è un circuito piuttosto tecnico con alcune curve lente e altre da fare in appoggio accarezzando il gas. Allacciamo il casco e ci lanciamo, giù tutto sul rettilineo con il motore che urla fino al limitatore a quota 7.000 giri, dentro un’altra marcia e di nuovo gas a fondo corsa con la spinta del motore che non cala nemmeno per un attimo fino alla prima staccata, 200 metri, 150, 100, freniamo con forza e la MX-5 comincia a rallentare mentre scaliamo una marcia dopo l’altra. Entriamo nel tornante a destra sfiorando il gas, l’avantreno ci tiene incollati al punto di corda mentre cominciamo a dare gas in uscita allargando la traiettoria. Mamma mia, questa MX-5 è un go kart anche senza differenziale, che è invece di serie sulla 2.0. Affrontiamo il tratto più tortuoso della pista con la macchina che cambia direzione in maniera fulminea. Anche quando la provochiamo un po’ saltando su qualche cordolo lei resta piatta, precisa. Nemmeno la pioggia sembra compromettere il suo handling, soltanto in uscita dai curvoni più veloci il posteriore tende ad allargare un po’, ma recuperarlo è semplice e intuitivo e tenendo il motore oltre i 4.800 giri riusciamo a sfruttare tutti i 150 Nm a disposizione, che non sono tantissimi, ma comunque più che sufficienti per divertirsi. Tutto su questa Mazda è perfettamente accordato, motore, cambio, assetto, sterzo, freni, tutto lavora alla perfezione e ti fa sentire un tutt’uno con ogni singola parte meccanica in movimento. Mentre affrontiamo le ultime curve è come se riuscissimo a sentire le pastiglie dei freni mordere i dischi, le marce entrare, i pistoni muoversi, le sospensioni comprimersi. Guidare una MX-5 è un’esperienza unica, perché sa davvero conquistarti e catapultarti in un mondo fatto di pura emozione e passione. Anche in questa versione 1.5. È vero, il 2.0 è l’unità più adatta per chi ama correre, ma se si cerca un’auto poliedrica in grado di divertire ma di essere comunque sfruttabile anche quando si intende semplicemente fare una passeggiata con il vento tra i capelli, allora la 1.5 è perfetta.

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Mentre il sole comincia a scomparire all’orizzonte ci rimettiamo sulla via di casa con destinazione la concessionaria Audiello & Varallo e pensiamo. Riflettiamo sul fatto che nell’era dell’elettronica che comanda tutto, nell’era del downsizing e delle logiche industriali finalizzate ai grandi numeri, la piccola MX-5 rappresenta un po’ una mosca bianca che se ne frega di tutto questo e continua a pensare come facciamo noi appassionati, concentrandosi sulle emozioni, sul piacere di guidare, sulla gioia di passare del tempo a bordo di un’auto che sa farti sorridere, divertire ed emozionare. Siamo arrivati in concessionaria e mentre salutiamo la nostra compagna di viaggio ci allontaniamo consapevoli di una cosa: la passione per le auto esiste ancora ed è viva e finché ci saranno costruttori come Mazda che continueranno a condividere questa passione con noi amanti delle quattro ruote, tutti noi potremo continuare a vivere queste oggi rare emozioni per sempre.

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“Ci sono cinque principi che manterremo sempre per la MX-5. Deve essere leggera e compatta, avere il motore anteriore centrale e la trazione posteriore, distribuzione dei pesi 50:50, ridotto momento di inerzia, imbardata e deve essere affidabile. Questo garantisce che la MX-5 sia divertente da guidare e accessibile. Non stiamo solo realizzando un’auto, ma un’esperienza che induca a sorridere i nostri clienti”.
Nabuhiro Yamamoto
Program Manager MX-5 ND

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