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Mille Miglia | Tra miti e leggende

By on febbraio 8th, 2017

La Mille Miglia è una delle gare automobilistiche più famose al mondo, nonché una di quelle con la storia più lunga alle sue spalle. Il 18 maggio partirà da Brescia l’edizione numero 90. Una corsa sui generis che in quasi cento anni di storia ha visto l’affermazione di tanti storici piloti, da Tazio Nuvolari a Stirling Moss, su auto altrettanto mitiche come le Alfa Romeo e le Mercedes. Novant’anni di aneddoti, imprese eroiche e leggende. In occasione della presentazione dell’edizione 2017, abbiamo voluto ricordare alcuni dei momenti più significativi di questi ultimi 90 anni di Mille Miglia.

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Gli anni Trenta – Nel 1930, nel corso di una delle primissime edizioni della gara, la battaglia per il primo posto è tra Varzi e Nuvolari. Varzi si trovava in testa, ma la leggenda vuole che Nuvolari fosse riuscito a superare il rivale a Desenzano, poco prima del traguardo, dopo averlo seguito per diversi chilometri a fari spenti per coglierlo di sorpresa. L’edizione successiva, quella del ’31, fu quella del grande record di Caracciola, che con la sua Mercedes tagliò il traguardo con una media oraria di 152,222 km/h. Un’impresa epica anche per gli standard odierni se si considerano le condizioni in cui si correva allora. Se pensate che l’utilizzo di energie alternative per alimentare le automobili sia un ritrovato della moderna ingegneria automobilistica, siete completamente fuoristrada. Nel 1933 Augusto Agostini aveva preso parte alla Mille Miglia con un’Alfa Romeo 1750 GS alimentata con un particolare combustibile gassoso inventato da Marco Ferraguti, professore di agraria all’università di Perugia. Agostini termimò la gara fuori tempo massimo, ma riuscì comunque a mantenere una media di 51 km/h.

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Gli anni Quaranta – Nel 1947, a causa delle ripercussioni che aveva avuto la Seconda Guerra Mondiale, pneumatici e carburante erano due beni particolarmente difficili da reperire. Così, gli organizzatori della Mille Miglia diedero ai concorrenti la possibilità di acquistare un treno di pneumatici a un prezzo molto scontato oltre a buoni benzina per affrontare la gara. Il risultato? Si iscrissero in 245 quell’anno, ma soltanto in 155 presero parte alla gara, alimentando così il mercato nero delle gomme. Un’altra leggenda su Nuvolari è quella datata 1948, quando il mantovano volante cedette alle lusinghe di Enzo Ferrari e abbandonò l’Alfa per passare al Cavallino. La gara cominciò bene per lui, ma una serie di incidenti avevano cominciato a compromettere sempre di più l’integrità della sua vettura. Si dice che lo stesso Enzo Ferrari tentò, invano, di persuadere Nuvolari a fermarsi. Il mantovano alzò bandiera bianca soltanto quando una sospensioni della sua vettura cedette, costringendolo al ritiro.

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Il primo road book – Se pensate che il quaderno delle note sia un’invenzione legata al mondo dei rally vi sbagliate di grosso. Nel 1955 Stirling Moss e Denis Jenkinson prepararono un dettagliatissimo “radar”, scritto su una striscia di carta lunga oltre 5 metri che si srotolava da un rullo per avvolgersi su un altro, come in quelli usati alla Dakar. Chilometro dopo chilometro Jenkinson avvolgeva la striscia leggendo le note corrispondenti e comunicandole a Moss con particolari segni della mano. I due della Mercedes preferirono questo sistema all’interfono, poiché molto spesso con quei primi dispositivi, era difficile comprendere le note dettate dal navigatore. Il risultato di questa metodica preparazione fu eccezionale: Moss vinse la gara alla media record di 157,650 km/h, segnando anche i nuovi record sui tratti Brescia-Pescara con 189,981 km/h e Brescia-Roma con 173,050 km/h, oltre che sulla Cremona-Brescia con 198,464 km/h.

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