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Supercar | Maledetto superbollo

By on gennaio 19th, 2017

Passa una supercar. Il cuore ci batte, gli occhi si sgranano e le orecchie si tendono verso quel gioiello su ruote in grado di emozionare ogni appassionato di automobili che si rispetti. Ma cosa c’è oltre le linee armoniose e filanti di una Ferrari, o il ruggito di un V12 Lamborghini a pieni giri? Per quanto siamo abituati a vedere le supercar come entità lontane dalle comuni utilitarie, anche loro sono soggette alle dure dinamiche di mercato ed esattamente come qualsiasi altra auto in commercio, anche loro risentono dell’andamento altalenante dell’economia e di politiche governative spesso molto discutibili. E allora, come si è evoluto negli ultimi anni il mercato delle supercar?

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La crisi non centra – Abbiamo raccolto i dati riguardanti il mercato italiano a partire dal 2003. Analizzando i risultati anno per anno si nota come per almeno nove anni, il numero delle immatricolazioni non sia variato di molto. Prendiamo come riferimento Ferrari. La Casa di Maranello ha registrato numeri costanti, superando indenne anche i famigerati 2008 e 2009, anni dello scoppio della grande crisi che da allora non ha ancora allentato la presa sulla nostra economia. Il motivo, naturalmente, è tutto da ricercare nella clientela stessa alla quale i modelli del Cavallino sono da sempre rivolti. Una clientela con una disponibilità economica tale da non risentire di una crisi che per la maggior parte si è abbattuta unicamente sulla fascia intermedia della popolazione, quella costituita dai potenziali acquirenti di utilitarie compatte. Non stupisce quindi notare che brand come Fiat, decisamente più generalisti, siano passati dalle 603.392 unità del 2007, alle 537.728 del 2008, mentre Ferrari portava i suoi esemplari venduti da 614 nel 2007 a 643 nel 2008.

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Dramma tutto italiano – Ma se la crisi non è riuscita a fermare la passione per le supercar, chi ci è riuscito, e pure alla grande, è stato il superbollo. Nel 2012, anno in cui è stata varata questa tassa, le vendite di Ferrari sono scese a 248 unità. E con Ferrari anche tutti gli altri principali produttori di supercar hanno visto crollare le loro vendite in maniera vertiginosa. Un calo impressionante che si è mantenuto costante anche gli anni successivi. Soltanto negli ultimi anni il mercato delle supercar ha cominciato a dare qualche leggero segno di ripresa nel nostro Paese. Ferrari ha infatti chiuso il 2016 con 372 unità vendute, ben 123 in più rispetto all’anno scorso.

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Voce fuori dal coro – L’unico produttore ad aver avuto un vero e proprio boom dopo il 2012 è stato Maserati, ma il merito va tutto alla radicale politica di rinnovamento della gamma messa in atto dai vertici della Casa del Tridente, che a partire dal 2013 ha cominciato non solo a svecchiare i modelli a listino, ma ha anche presentato un modello nuovo dopo l’altro. Modelli molto diversi tra loro e indirizzati a una clientela decisamente più ampia rispetto a quella che la sola GranTurismo, insieme alla Quattroporte erano in grado di raggiungere. Oggi, infatti, il produttore di Modena può contare su una gamma di modelli che la accomuna molto di più a un brand come Porsche, che ha chiuso il 2016 con 5.119 unità vendute, piuttosto che a uno come Ferrari. In questo modo, Maserati ha messo in archivio il suo 2016 con 2.052 vetture vendute. Un numero enorme se si pensa che le unità immatricolate nel 2012 erano state appena 115.

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Sguardo a oriente – In conclusione però, dobbiamo fare una precisazione: l’analisi che abbiamo condotto riguarda esclusivamente il mercato italiano. È nel nostro Paese, infatti, che negli ultimi anni si è assistito ad una parabola discendente nei numeri di vendita delle supercar. Ma questo non deve portare a pensare che per via dei numeri che vi abbiamo mostrato, i brand presenti in questo settore risentano in maniera considerevole di questa situazione. Il mercato italiano è crollato, ma contestualmente altre piazze decisamente più remunerative si sono aperte dall’altra parte del mondo, come il Medio Oriente o la Cina. Gran parte dei produttori di supercar, infatti, hanno spostato in questi nuovi mercati una buona fetta dei loro investimenti, alimentandoli con versioni speciali esclusivamente dedicate a loro.

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